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Detenuti sistemano l’archivio del Tribunale di Pescara

I detenuti del carcere di San Donato entrano in tribunale per lavorare. Il progetto rientra in un ambito più ampio di reinserimento sociale del condannato che si riappropria della identità attraverso un percorso di formazione professionale completamente gratuito per la collettività. Il compito dei detenuti sarà quello di risistemare gli archivi del palazzo di giustizia di via Antonio Lo Feudo attraverso
la scannerizzazione dei documenti, dal cartaceo al digitale, con conseguente riclassificazione nel sistema informatico dell'intero patrimonio documentaristico degli uffici giudiziari. E' il frutto di una convenzione, che sarà sottoscritta e firmata il prossimo 5 dicembre alle 11 nella sede di via Lo Feudo, tra il tribunale di Pescara presieduto da Angelo Mariano Bozza; l'ufficio esecuzione esterna diretto da Elena Paradiso; l'istituto penitenziario diretto da Franco Pettinelli; l'ufficio di sorveglianza coordinato dal magistrato Francesca Del Villano; e l'associazione "Voci di dentro" presieduta da Francesco Lo Piccolo. Alla cerimonia sarà presente anche il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli. L’obiettivo del progetto, spiega una nota del Tribunale, è «favorire il recupero e il reinserimento sociale di persone detenute o in misure alternative alla detenzione o in messa alla prova». I detenuti che otterranno l'accesso al progetto «svolgeranno un'attività formativa riguardante la dematerializzazione e archiviazione in formato digitale di atti e documenti che si concretizzerà nella risistemazione degli archivi del tribunale». L'articolato e delicato compito prevede la «scannerizzazione e classificazione nel sistema informatico del tribunale di atti del post dibattimento penale nell'ambito di procedure d'appello e di irrevocabilità delle sentenze». Atti che «confluiranno successivamente nel sistema T.i.a.p. (Trattamento informatico atti processuali) realizzato con la supervisione e il coordinamento del personale degli uffici interessati che ha richiesto l'accesso a fascicoli remoti». Il progetto, in conclusione, si inserisce «nell'ambito di un percorso che ha lo scopo di riabilitare il soggetto attraverso lo svolgimento di attività non retribuita a beneficio della collettività, intesa quale parte offesa del fatto criminoso, nonché quale percorso di reinserimento e reintegrazione sociale del condannato».

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