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Studenti del Manthonè attori in carcere a Pescara

“La locandiera” di Goldoni nella Casa circondariale San Donato di Pescara. È l’ultimo successo, in ordine cronologico, del corso serale per adulti dell’Istituto Aterno-Manthonè che da anni ha attivato le lezioni all’interno del carcere. Nell’aula magna della Casa circondariale, la rappresentazione teatrale della commedia goldoniana. Gli interpreti sono stati alcuni studenti delle classi quarte e degli studenti-detenuti. Il lavoro è stato curato dalle docenti di italiano Mariadaniela Sfarra del corso serale e Serena Bono della Casa circondariale, la regia è stata affidata all'esperto di teatro Marco Fleming. Un aspetto interessante dell’attività è stata la congiunzione delle due sezioni del Manthonè, quella del serale e quella della scuola carceraria.

L’appuntamento, promosso con grande entusiasmo dal dirigente scolastico Antonella Sanvitale, dal direttore del carcere Franco Pettinelli, dall’educatrice responsabile dell’area pedagogico-didattica Anna Laura Tiberi, e dalla responsabile del corso serale e della scuola carceraria dell’Aterno-Manthonè, Marina Di Crescenzo, è stato, inoltre, un momento di incontro e di saluto per le feste pasquali tra gli studenti e i docenti delle due realtà, a cui hanno partecipato anche gli studenti-detenuti della scuola elementare e media del Cpia (Centro provinciale per gli adulti) di Pescara, diretto dalla preside Antonella Ascani. Questi i nomi degli studenti-attori coinvolti: Francesca Giuliano, Davide Di Donato, Antonio Feliciani, Stefano Della Vecchia, Guido Rachini, Matteo Bottazzo del Serale, Rael Cesare Colecchia, Medoro Tavoletta, Kevi Kereci, Giulio Di Pietro, Rudi Ziu della Casa circondariale. “È stata una prima esperienza di avvicinamento al teatro - dice Serena Bono, docente di lettere del carcere - Due realtà che si incontrano: gli alunni del serale e gli alunni detenuti che, pur non essendosi mai visti, hanno trovato subito il punto di incontro e la capacità di socializzare e sorridere insieme. Abbiamo potuto apprezzare la gioia pura negli occhi dei detenuti che, forse da tempo o mai finora, avevano provato cosa significhi essere apprezzati e applauditi. Una grande felicità per me che ho potuto prendere parte a questo bel progetto che mi ha coinvolto ed emozionato subito”. “C’è stato l’entusiasmo nel vedere persone che, nonostante vivano una situazione di disagio come è un carcere - aggiunge il regista Marco Fleming - si sono sapute mettere in gioco e hanno provato una forte emozione nel salire sul palco davanti a un pubblico esterno”. “L’iniziativa ha favorito il confronto tra gli studenti rivolto alla conoscenza di realtà diverse, all’insegna della solidarietà e dell’inclusione - conclude Mariadaniela Sfarra, docente di lettere del corso serale - Sono emerse l’originalità e la creatività con cui gli attori hanno interpretato i rispettivi ruoli. Un lavoro molto apprezzato da tutti”.  

 

 

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